Il welfare e le generazioni – Convegno CERM e Crusoe

Il 21 luglio, con un seminario su sostenibilità del welfare, conflitto generazionale e spesa sanitaria, il centro di ricerca economica CERM e il sito di informazione economica Crusoe hanno avviato la loro attività in comune.

Animate da Alfredo Macchiati, Mauro Marè, Fabio Pammolli e Paolo Reboani le due strutture sono accomunate da alcune Idee guida: in primo luogo, l’attenzione per la politica economica e la regolazione dei mercati, in un momento storico nel quale particolarmente viva è la difficoltà di trovare un equilibrio tra Stato e Mercato; in secondo luogo, l’importanza delle istituzioni quali elementi chiave per la competitività e per lo sviluppo dell’economia e della società; in terzo luogo, la convinzione che il welfare sia lo snodo per la coesione sociale e la crescita del Paese che deve dotarsi di politiche nuove, più coraggiose. Infine la passione per l’Europa, non quella delle burocrazie, ma l’Europa che pure esiste, che non ha paura di competere e d’innovare e che deve essere nuovamente il luogo dell’innovazione e dello sviluppo.

Nel corso del seminario sono state discusse le relazioni di Mauro Marè e Fabio Pammolli.

Marè ha evidenziato i seri problemi di sostenibilità della spesa pensionistica: il debito pensionistico implicito (cioè il valore attuale del totale delle promesse pensionistiche al netto del flussi contributivi) non è lontano dal 200% del PIL, valore sensibilmente più elevato di quello di altri paesi europei, ad eccezione forse della Francia. Marè ha esaminato alcune possibili aree di policy, scartando il prelievo dalle cosiddette pensioni d’oro per i suoi scarsi effetti in termini  di gettito e per la fragilità dei principi giuridici sottostanti, quella che certamente potrebbe dare maggior sollievo è la ripresa della crescita accompagnata dal completamento delle riforma del mercato del lavoro. In questo campo un’area di intervento particolarmente promettente  è quella di utilizzare le risorse della previdenza di secondo pilastro, che oramai tra fondi pensione e casse private arrivano al 12% del PIL. Una cifra rilevante che però trova un impegno del tutto risibile (meno del 1-2%)  nel finanziare il capitale di rischio delle imprese italiane. Il che rinvia ai noti problemi della inadeguatezza della nostra borsa e della difficoltà, che oramai appare purtroppo consolidata, di farne un mercato non solo del controllo ma anche dove le imprese si finanziano.
Particolare enfasi è stata posta sugli interventi in materia fiscale per ridurre il debito pensionistico, su cui si è concentrato  anche parte del dibattito: in particolare si è ricordato come una maggiore tassazione indiretta, anche attraverso la riduzione dei beni ad aliquota agevolata, e interventi di razionalizzazione in materia di tax expenditure potrebbero alleggerire i contributi versati per finanziare le pensioni. Sarebbe altresì da valutare un diverso mix di finanziamento della spesa pensionistica, con un trattamento pensionistico base finanziato dalla tassazione generale e una contestuale riduzione dei contributi. Alcuni hanno anche sottolineato l’importanza di un’imposta di successione ben congegnata per ridurre il divario di reddito e ricchezza della diverse generazioni.

Nel suo intervento Fabio Pammolli ha fornito un interessante panorama conoscitivo in materia di spesa sanitaria. L’Italia, anche in conseguenza del calo demografico e dell’aumento della longevità, quest’ultimo sistematicamente sottostimato in passato, presenta un peso dei contributi per finanziare sanità e pensioni pari a più del 60% del reddito procapite; si tratta del valore più alto, condiviso con la Francia, tra i principali paesi dell’Europa. Anche in materia sanitaria, così come nelle pensioni, ha evidenziato Pammolli, bisogna andare verso sistemi funded: questo apre da un lato la possibilità di offrire prodotti che garantiscano la copertura anche alla cosiddetta long-term care ma dall’altro richiede una regolamentazione di questi prodotti che ancora è carente.

Scritto da: Mauro Marè, Fabio Pammolli