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L’aumento dell’aspettativa di vita, la riduzione dei tassi di fertilità e la scarsa crescita rischiano di rompere il patto tra generazioni. Vanno assicurati contributi più leggeri per gli italiani under 25.

Citazione: Mauro Marè, Fabio Pammolli



Le regole del regime pensionistico contributivo incentivano il proseguimento del lavoro già in corso e, alla pari di quanto avviene per le scelte di lavoro-pensionamento, trattano i casi di cumulo di pensione e reddito da lavoro in maniera finanziariamente e attuarialmente neutra. E’ possibile, quindi, la rimozione completa dei vincoli alla cumulabilità sia con redditi da lavoro dipendente che autonomo, al fine di promuovere l’occupabilità e l’occupazione. Per questa via, è migliorabile anche l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche. Le regole del regime pensionistico retributivo, invece, penalizzano il proseguimento dell’attività lavorativa in corso.

La possibilità di cumulare (sia in parte che in toto) sicuramente migliora gli incentivi al proseguimento dell’attività nella forma di lavoro autonomo (è questa l’eventualità considerata nel lavoro) e, più in generale, in qualunque forma la normativa consenta. Tuttavia, in questo caso, un ampliamento generalizzato delle possibilità di cumulo dei redditi potrebbe trasformarsi in un incentivo al pensionamento prematuro, al fine di massimizzare i benefici ottenibili dal sistema pensionistico al di là di quanto la funzione previdenziale possa giustificare. Il regime di transizione si collocano nel mezzo tra il regime contributivo e quello retributivo.

Citazione: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno



Il presente lavoro confronta gli incentivi al prolungamento dell’attività lavorativa impliciti nei tre regimi pensionistici attualmente esistenti in Italia: il retributivo (così come modificato dalla riforma “Amato” del 1992), il contributivo a capitalizzazione nozionale (introdotto nel 1995 dalla riforma “Dini”), e quello “di transizione” tra il primo e il secondo. Il confronto è basato su due indicatori: la variazione del tasso di sostituzione netto e la variazione della ricchezza pensionistica netta generati dalla decisione di prolungare l’attività lavorativa. Gli indicatori sono calcolati per prolungamenti da uno a cinque anni.

Le regole del regime pensionistico contributivo a capitalizzazione nozionale tendono a favorire il prolungamento della carriera lavorativa già in corso o quantomeno non contengono, come le regole del precedente regime retributivo, incentivi ad anticipare il pensionamento al fine di massimizzare i benefici distribuiti dal sistema pensionistico. Inoltre, il regime retributivo rende particolarmente conveniente, per chi ha a disposizione questa alternativa, il pensionamento da lavoro dipendente con contestuale ripresa dell’attività nella forma di lavoro autonomo, creando una forte discontinuità tra chi continua il lavoro dipendente e chi passa al lavoro autonomo. Il regime contributivo, invece, premia maggiormente il prolungamento del lavoro dipendente già in corso, rispetto al cumulo tra pensione e reddito da lavoro autonomo, pur senza creare discontinuità eccessive e, soprattutto, discontinuità che non trovino giustificazione sul piano economico-finanziario.

Citazione: Fabio Pammolli, Pietro Rizza e Nicola C. Salerno