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Saniregio2015 fornisce un’analisi della spesa sanitaria corrente delle singole Regioni italiane. Introduciamo un meccanismo di calcolo del fabbisogno standard basato sulla stima di una funzione di spesa, un modello empirico derivato dalla funzione di costo dei servizi sanitari, che vede come variabile dipendente la spesa storica corrente di ogni Regione e tra i principali driver del fabbisogno variabili di contesto socio-economico, con un ruolo fondamentale giocato dalla numerosità e dalla composizione per età della popolazione residente. Tra le principali novità metodologiche di Saniregio2015, oltre alla popolazione, tra i principali driver dei fabbisogni standard, sono state inserite due variabili che misurano la quota di spesa riconducibile all’adeguatezza dei servizi erogati e all’efficienza con cui questi ultimi sono stati prodotti.

L’analisi s’inserisce nel recente dibattito sull’evoluzione del processo di calcolo dei fabbisogni e costi standard del comparto sanitario. Dibattito animato dalla necessità di aggiornare la procedura di calcolo prevista dal d.lgs. 68/2011 in modo da tenere conto, oltre che della struttura della popolazione, anche dei livelli di efficienza e di appropriatezza raggiunti da ogni Regione nell’offerta dei servizi sanitari come indicato dall’Art. 1 comma 601 della l. 190/2014. A tal fine, l’analisi sviluppata in Saniregio2015, nonostante presenti gli stessi obiettivi e utilizzi, in gran parte, la stessa base dati delle versioni precedenti di Saniregio, risulta notevolmente ampliata nel ventaglio dei risultati e delle tecniche econometriche impiegate.

Citazione: Fabio Pammolli - Francesco Porcelli - Francesco Vidoli - Guido Borà



In most European countries, a rebalance of the excess of Pay-as-You-Go financing for pension and health expenditure is important, to reduce the current and expected future pressure on public finances.

A debate should be promoted on how to achieve an optimal design, which combines PayGo and real accumulation plans.

In general, a few priorities can be outlined for a new dialogue on the future of the European Social Market Economy:

  1. Increase the technical quality of pension and health care expenditure projections incorporated in the annual Stability Programs of EU Partners, developing adequate sensitivity analysis around the central scenario through sound stochastic models (A stress test on fiscal sustainability of welfare systems);
  2. Strengthen the link between medium-long term projections and the economic policy guidelines that EU Partners indicate at the end of the discussion session of Stability Programs;
  3. Strengthen the link between the policy guidelines at European level and the annual budget of each Partner;
  4. Promote a debate on the future of the European Social Market Economy, with a specific focus on the consequences of the status quo for States and individuals, as well as for economic growth and fiscal consolidation;
  5. Promote a debate on how to achieve a balance between PayGo and capitalized funds to finance age related expenditures for pensions and health. Such an effort could contribute to set up a common ground to coordinate welfare systems among Member States, with positive effects on the mobility of labor and capital.

Citazione: Fabio Pammolli



Le analisi presentate nel Quaderno evidenziano che il Paese arriva all’appuntamento con il federalismo ereditando un divario geografico particolarmente pronunciato in termini di sviluppo economico.

Alla vigilia delle riforma federalista, l’indice di dipendenza strutturale per area geografica (persone in età inattiva in percentuale di quelle in età attiva), corretto per tener conto dell’occupazione e della produttività, si presta a dare informazioni importanti sulle diverse proporzioni che nel Paese si realizzeranno tra individui non occupati (in età non attiva, divenuti inattivi, disoccupati) e individui effettivamente occupati e generatori di risorse.

Se si manterranno i tassi di occupazione e i livelli di produttività attuali, già nel 2012 gli indici di dipendenza strutturale corretti segnano un netto stacco tra il Mezzogiorno e il resto del Paese: l’oltre 140 per cento del Mezzogiorno (1,4 persone non al lavoro per ogni persona occupata e produttiva) si confronta con valori compresi tra l’80 e il 90 per cento delle altre aree geografiche. Se le Regioni riuscissero a colmare, entro il 2012, la metà del gap che ciascuna mantiene rispetto al target “Lisbona-Stoccolma”, ma rimanessero inalterate le differenze di produttività, la divaricazione degli indici sarebbe più contenuta ma comunque significativa: l’oltre 110 per cento del Mezzogiorno si porrebbe tra il 13 e i 20 punti percentuali al di sopra delle altre aree geografiche.

L’indice di dipendenza strutturale corretto si configura sin dall’immediato come un vero e proprio indice di rottura, con la conseguenza di allontanare il Mezzogiorno sia dal resto del Paese sia dall’Europa. Sul piano di policy, ne deriva la necessità di accompagnare il più possibile la trasformazione federalista con progressi sul fronte delle riforme strutturali: per promuovere concorrenza e migliorare il funzionamento dei mercati; per innalzare i tassi di partecipazione al mercato del lavoro e per promuovere occupazione a tutte le età; per far crescere la produttività, incidendo anche sulle dotazioni infrastrutturali, sulla qualità della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici locali; per riformare il welfare system verso un assetto multipilastro in grado di compensare le pressioni crescenti che altrimenti le esigenze di finanziamento delle prestazioni pensionistiche e sanitarie genererebbero, anno per anno, sui redditi degli occupati.

Questa esigenza non si manifesta solo per il Mezzogiorno ma, in una prospettiva internazionale, anche per il Centro-Nord, i cui indici di dipendenza strutturale mostrano, a confronto con l’Europa, più marcate tendenze a deteriorarsi, con effetti negativi sul piano sia dell’equilibrio politico e sociale sia della competitività dell’economia.

Il federalismo è, attraverso i guadagni di trasparenza, responsabilizzazione ed efficienza che rende possibili, una delle riforme più importanti per sostenere la convergenza delle Regioni meno sviluppate del Mezzogiorno e rinvigorire i processi di crescita del Centro-Nord. Ma s’impone una riflessione sulla necessità di coordinarne l’applicazione con le altre riforme strutturali a livello Paese. Il rischio è che, in un eccesso di fiducia sulle sue capacità di promuovere catching-up e sviluppo, la riforma federalista venga “lasciata sola” e sovraccaricata di compiti e attese, mentre dovrebbe essere coadiuvata e sostenuta dalle altre riforme strutturali Paese. In caso contrario, le tensioni divergenti che si svilupperanno tra aree geografiche potranno assumere, sin dai prossimi anni, dimensioni troppo forti per poter mantenere il federalismo nel solco del dettato costituzionale; troppo forti per poter far esprimere effetti positivi ai principi di avvicinamento delle fonti di entrata a quelle di spesa e di piena responsabilizzazione nei confronti dei risultati di bilancio. Il rischio, in altri termini, è che si creda troppo nella shock therapy del federalismo, sottovalutando le condizioni di contesto in cui lo si innesta e, in particolare, quelle riguardanti la struttura di base del Paese, quella che Regioni ed Enti Locali dovranno continuare a condividere.

Non far mancare al federalismo il sostegno delle riforme Paese è necessario per guardare doppiamente lontano: alla sostenibilità del federalismo costituzionale, e alla necessità che l’Italia partecipi da protagonista a quel federalismo di “secondo livello” che è il processo di integrazione europea.

Il Quaderno è realizzato grazie anche al contributo della “Fondazione Monte dei Paschi di Siena”

Citazione: Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno



Nel corso dell’ultimo quindicennio, la spesa sanitaria pubblica ha subito una compressione e una successiva stabilizzazione in termini di PIL ai livelli all’incirca pari a quelli del 1990. Questo processo è stato parte della più ampia risistemazione della finanza pubblica, per favorire la partecipazione alla fase finale dell’introduzione della moneta unica europea. A questo restringimento del canale di finanziamento pubblico si è contrapposto il processo di invecchiamento più incisivo tra i Partner UE, che si è tradotto in un crescente peso del finanziamento privato.

Il trasferimento di responsabilità tra pubblico e privato è avvenuto, e ancor tutt’ora avviene, sotto forma di maggiori pagamenti dei cittadini a valere sui loro redditi disponibili, in presenza di uno sviluppo ancora embrionale di forme organizzate e gestite professionalmente di copertura sanitaria (fondi e assicurazioni), e senza il supporto di schemi articolati e organici di agevolazione fiscale e di regolazione della domanda. Se si focalizza l’analisi sugli anni più recenti (2000-2004), emerge chiaramente il riaffiorare di tendenze di crescita delle spesa sanitaria pubblica, riconducibili non a scelte chiare e programmate delle risorse da dedicare al settore, ma ad una vera e propria “deriva” che si sta producendo nel contesto normativo e istituzionale federalista iniziato e ancora gravemente incompleto.

Citazione: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno



Il processo di graduale ma continuo invecchiamento della popolazione, che tutti i Paesi industrializzati stanno sperimentando, ha reso necessario approfondire la valutazione dell’impatto che ne deriva per gli equilibri del sistema sociale e, di conseguenza, per le finanze pubbliche. In Italia, sin dai primi anni Novanta, la Ragioneria Generale dello Stato è andata perfezionando i modelli di proiezione di lungo periodo della spesa pubblica per le pensioni e per la sanità. A livello europeo, all’interno del Comitato di Politica Economica (“EPC”) di ECOFIN, il Gruppo di Lavoro sull’Invecchiamento della Popolazione (“AWG”) è stato costituito con il compito specifico di valutare l’impatto dell’invecchiamento sulle finanze pubbliche, sviluppando per tutti i Paesi Membri proiezioni di lungo periodo delle voci del bilancio pubblico maggiormente esposte, cioè quelle riguardanti la spesa sociale. La sostenibilità finanziaria dello stato sociale, infatti, costituisce un elemento fondamentale per garantire l’equilibrio delle finanze pubbliche dei singoli Paesi Membri e, di conseguenza, lo svolgimento positivo del mercato unico europeo basato sull’Euro. Al di là della sostenibilità finanziaria, le proiezioni di lungo periodo sono necessarie anche per valutare la capacità dei vari istituti del sistema sociale di perseguire costantemente nel tempo i loro obiettivi, assicurando che l’economia si sviluppi in condizioni di equilibrio sociale e di tutela del benessere.

Citazione: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno