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Eravamo presi a discutere di manovra e flessibilità e non ce ne siamo accorti: Donald Trump ha trovato la pozione magica per la crescita e il lavoro, ispirandosi a Dwight Eisenhower.

Entrambi repubblicani, le differenze tra il miliardario e il Presidente soldato non potrebbero essere più grandi. Eppure Trump deve sicuramente tenere sul comodino una copia del Federal Aid Highway Act che nel ’56 lanciò la costruzione delle grandi arterie stradali nazionali.

 

Citazione: Fabio Pammolli



Il potenziamento delle infrastrutture strategiche per lo sviluppo del Paese rappresenta un obiettivo prioritario di politica economica per sostenere l’occupazione, innalzare la produttività del sistema produttivo e l’efficienza dei servizi pubblici e privati. Se il rilancio dello sviluppo delle infrastrutture fisiche rappresenta un fronte di intervento consolidato, la lettura comparata dei piani approvati negli Stati Uniti dall’amministrazione Roosevelt nel 1935 e da Obama nel febbraio di quest’anno rivela un mutamento di prospettiva, a favore di una crescente digitalizzazione delle infrastrutture e dei servizi di pubblica utilità.

Citazione: Fabio Pammolli e Massimo Riccaboni



Da strategie unilaterali di politica monetaria non potrà derivare nulla di positivo per nessuno dei game player. Anche considerando progressi dell’Europa nelle politiche per la crescita, se la forza dell’Euro non si collocherà presto in un progetto di nuovo ordine monetario globale, è difficile immaginare che la politica monetaria della BCE possa ignorare le strategie opportunistiche, a danno dell’Europa, con cui sia Stati Uniti che Paesi emergenti tenteranno di sfruttare l’esistenza di una moneta internazionale così forte e così ben difesa. Dal canto loro, per portare a compimento il soft landing (il riaggiustamento, senza troppo forti discontinuità, dei loro conti interni ed esterni), gli Stati Uniti hanno necessità che l’Euro si affianchi al Dollaro come valuta piolo su scala mondiale; ma proprio a questo fine hanno anche necessità di un’Europa che non si “dissangui” dietro l’Euro, perché alla fine la forza della moneta la fa il Paese che la emette, e un’Europa in buona salute è importante anche per bilanciare i nuovi equilibri politici che si stanno determinando con l’avanzamento dei newcomer (soprattutto Cina e India). Per non dire che un Dollaro che continua ad indebolirsi, assieme alla spinta al riaggiustamento dei conti USA, porta anche inflazione e instabilità finanziaria. Per quanto riguarda i newcomer, se l’obiettivo è quello, incontestabile, di entrare nel circuito dello sviluppo e del benessere per tutti i cittadini, la via non può essere quella di politiche aggressive e di spregiudicate movimentazioni valutarie, che si ritorcerebbero contro nella forma di risposte protezionistiche (anche sul fronte della delocalizzazione di unità produttive), instabilità monetaria e finanziaria, razionamenti/blocchi nell’export di beni/servizi/knowhow sui quali non sono, e difficilmente hanno possibilità di divenire in un prossimo futuro, autarchici.
È interesse di tutti lavorare ad un nuovo ordine monetario mondiale.

Citazione: Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno