Al fine di contenere gli incrementi dell’incidenza sul PIL della spesa previdenziale previsti nei prossimi anni, il disegno di legge delega presentato dal Governo restringe, da 57-65 a 60-65, la finestra di età anagrafica per il pensionamento, con l’intenzione di un’ulteriore progressiva restrizione per gli uomini a 62-65 (63-65 per gli autonomi). La modifica riguarderebbe tutti i lavoratori, sia quelli rientranti nel criterio di calcolo della pensione retributivo (quelli con più di 18 anni di contribuzione al 1995, anno della riforma “Dini”), che nel pro rata (quelli con meno di 18 anni) e nel contributivo (i neoassunti dal 1995). Adottando un’agenda unica, la delega non considera in maniera corretta la reale origine degli incrementi di spesa da fronteggiare nei prossimi anni e la diversa rilevanza dei requisiti anagrafici all’interno dei vari criteri di calcolo della pensione. Inoltre, limitando le possibilità di scelta individuali, la delega trascura anche le sue ricadute negative sulla produttività del lavoro e sull’occupazione giovanile.

Scritto da: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno