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Note

Home  »  Pubblicazioni  »  Note  »  I servizi pubblici locali all’indomani del decreto “Ronchi” - Spunti di riflessione tra aspetti positivi e criticità vecchie e nuove




Le Note rappresentano la collana con il primo grado di approfondimento (5-20 cartelle). Non necessariamente legate al dibattito contingente, contengono preferibilmente ricapitolazioni dello "stato dell'arte" di una tematica, tramite sia la ricostruzione dell'evoluzione normativa, che la descrizione delle principali grandezze e, dove utili, i riferimenti ad altri contributi (teorici ed empirici) che, direttamente o indirettamente, toccano la stessa tematica. La finalizzazione sul piano di policy rimane in primo piano, e le Note possono contenere la prima versione di proposte di legge o di interventi settoriali, supportati da elaborazioni di statistiche, confronti internazionali, intuizioni derivanti dall'approccio multidisciplinare. La collana si presta anche alla pubblicazione di casi di studio e di risultati intermedi di progetti di medio-lungo periodo, che poi trovano definitiva sistematizzazione in un Quaderno o in un Rapporto.
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Nota CERM n. 2-2009, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno
12/2009
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Del Decreto Legge n. 135-2009 (cosiddetto “Ronchi”) questa Nota traccia sia gli aspetti positivi sia quelli meno soddisfacenti e critici.
In sintesi, il valore del decreto è soprattutto nell’approccio “laico” con cui stabilisce che l’affido della gestione dei Spl deve avvenire tramite gara conforme ai principi del Trattato CE, ma lasciando praticabili sia l’affido diretto a società mista con socio privato operativo e selezionato tramite asta, sia l’affido in-house a società a capitale totalmente pubblico ma previa dimostrazione che questa scelta sia vantaggiosa. L’approccio “laico” si apprezza anche quando è ribadita la proprietà pubblica delle reti (il nocciolo del monopolio naturale) e la proprietà pubblica dell’acqua (bene essenziale e scarso). Sono poste, così, le basi affinché della gestione venga incaricato sempre il soggetto più capace, indipendentemente che abbia natura privata, mista o pubblica. Da apprezzare anche che vengano individuate precise scadenze per la transizione verso questo modello a regime.
Le deleghe per l’attuazione, rivolte a Governo (Ministero per i Rapporti con le Regioni), Conferenza Unificata e Commissioni parlamentari, toccano tutti i punti più importanti, e sarà questo il vero banco di prova della riforma dei Spl. Proprio in questa prospettiva, è utile evidenziare anche gli aspetti trascurati dal decreto, così come altri snodi legislativi e di policy che, direttamente o indirettamente, incidono sulla riorganizzazione del comparto.
Restano sottovalutati i ruoli attribuibili sia all’Agcm che alla Corte dei Conti. L’Agcm dovrebbe poter avere maggior peso nelle scelte riguardanti l’affido in-house, il dimensionamento dei bacini, l’accorpamento di servizi a domanda debole con servizi redditizi, la vantaggiosità degli affidi multipli. Gli uffici territoriali della Corte dei Conti potrebbero, dal canto loro, essere impiegati e valorizzati nell’espletamento delle gare, come Istituzione super partes. Ma queste scelte potrebbero variare a seconda che venga o meno istituita una Autorità dei Spl, oppure che sui Spl vengano espanse le competenze dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas. Su quest’ultimo punto, il decreto non si esprime.
La separazione tra regolatore e gestore è uno dei punti di delega alla decretazione attuativa, ma si sottovaluta che anche nella fase di espletamento delle gare e di risoluzione stragiudiziale delle controversie si sentirà l’esigenza della presenza di soggetti tecnicamente qualificati, super-partes e, nel giurì, anche di rappresentanza delle organizzazioni dei cittadini-fruitori (potrebbe essere la via più naturale per far funzionare una class action).
Non sono, per adesso, colte le tante interconnessioni con la Legge n. 42-2009 sul federalismo fiscale, con il Codice delle Autonomie (in fieri), e con il Ddl sulla riforma della legge di bilancio e della legge finanziaria (attualmente in seconda lettura alla Camera).
Resta, infine, eluso il tema della governance societaria, che non compare neppure nella lista delle deleghe ai decreti attuativi. Eppure, alcune innovazioni apportate dall’ultima riforma del diritto societario potrebbero trovare applicazioni molto utili in un comparto complesso come quello dei Spl, dove la gestione deve contemperare interessi di vari soggetti, volgendoli al meglio. In particolare, il riferimento va al modello di governance cosiddetto duale, che prevede la presenza di un Consiglio di Sorveglianza con funzioni di “filtro” tra L’Assemblea dei Soci e il Consiglio di Gestione .
Alla luce di tutto quanto, la strada per la riorganizzazione dei Spl appare ancora lunga e con tanti snodi giuridici e tecnici da risolvere. Sulla strada segnata dal decreto “Ronchi” bisogna continuare, per dare corpo in tempi rapidi all’impalcatura regolamentare, ovviando anche agli aspetti, non di secondaria importanza, trascurati dallo stesso “Ronchi”.



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