Le Note rappresentano la collana con il primo grado di approfondimento (5-20 cartelle). Non necessariamente legate al dibattito contingente, contengono preferibilmente ricapitolazioni dello "stato dell'arte" di una tematica, tramite sia la ricostruzione dell'evoluzione normativa, che la descrizione delle principali grandezze e, dove utili, i riferimenti ad altri contributi (teorici ed empirici) che, direttamente o indirettamente, toccano la stessa tematica. La finalizzazione sul piano di policy rimane in primo piano, e le Note possono contenere la prima versione di proposte di legge o di interventi settoriali, supportati da elaborazioni di statistiche, confronti internazionali, intuizioni derivanti dall'approccio multidisciplinare. La collana si presta anche alla pubblicazione di casi di studio e di risultati intermedi di progetti di medio-lungo periodo, che poi trovano definitiva sistematizzazione in un Quaderno o in un Rapporto.
| Nota CERM n. 1-2010, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 02/2010 PDF, 685.1 Kb La Legge n. 42-2009 richiede che il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza sanitaria avvenga con riferimento a benchmark di costo e di fabbisogno.
Sono emerse, ormai da tempo, due “scuole di pensiero”: quella che punta alla determinazione di standard il più possibile a livello di singola prestazione; e quella che vede necessario distinguere gli standard da adottare nei rapporti Stato-Regione, da quelli cui ogni Regione può affidarsi nei rapporti con le sue Asl e le sue Ao.
Lo studio Cerm di Pammolli e Salerno propone una serie di argomentazioni a favore di questa seconda soluzione.
Per i rapporti Stato-Regioni, gli autori suggeriscono una applicazione completa della quota capitaria ponderata per ripartire tutte le risorse del Fsn (parte corrente e parte capitale).
A valle della suddivisione del Fsn, le Regioni potranno utilmente sviluppare sistemi di benchmarking da cui far scaturire anche standard puntuali con funzione di tariffa a livello di singola prestazione.
Programmazione macro tra Stato e Regioni, e microfondazione della governance all’interno della Regione e a cura della stessa Regione.
Nota CERM n. 2-2009, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 12/2009 PDF, 445.6 Kb Del Decreto Legge n. 135-2009 (cosiddetto “Ronchi”) questa Nota traccia sia gli aspetti positivi sia quelli meno soddisfacenti e critici.
In sintesi, il valore del decreto è soprattutto nell’approccio “laico” con cui stabilisce che l’affido della gestione dei Spl deve avvenire tramite gara conforme ai principi del Trattato CE, ma lasciando praticabili sia l’affido diretto a società mista con socio privato operativo e selezionato tramite asta, sia l’affido in-house a società a capitale totalmente pubblico ma previa dimostrazione che questa scelta sia vantaggiosa. L’approccio “laico” si apprezza anche quando è ribadita la proprietà pubblica delle reti (il nocciolo del monopolio naturale) e la proprietà pubblica dell’acqua (bene essenziale e scarso). Sono poste, così, le basi affinché della gestione venga incaricato sempre il soggetto più capace, indipendentemente che abbia natura privata, mista o pubblica. Da apprezzare anche che vengano individuate precise scadenze per la transizione verso questo modello a regime.
Le deleghe per l’attuazione, rivolte a Governo (Ministero per i Rapporti con le Regioni), Conferenza Unificata e Commissioni parlamentari, toccano tutti i punti più importanti, e sarà questo il vero banco di prova della riforma dei Spl. Proprio in questa prospettiva, è utile evidenziare anche gli aspetti trascurati dal decreto, così come altri snodi legislativi e di policy che, direttamente o indirettamente, incidono sulla riorganizzazione del comparto.
Restano sottovalutati i ruoli attribuibili sia all’Agcm che alla Corte dei Conti. L’Agcm dovrebbe poter avere maggior peso nelle scelte riguardanti l’affido in-house, il dimensionamento dei bacini, l’accorpamento di servizi a domanda debole con servizi redditizi, la vantaggiosità degli affidi multipli. Gli uffici territoriali della Corte dei Conti potrebbero, dal canto loro, essere impiegati e valorizzati nell’espletamento delle gare, come Istituzione super partes. Ma queste scelte potrebbero variare a seconda che venga o meno istituita una Autorità dei Spl, oppure che sui Spl vengano espanse le competenze dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas. Su quest’ultimo punto, il decreto non si esprime.
La separazione tra regolatore e gestore è uno dei punti di delega alla decretazione attuativa, ma si sottovaluta che anche nella fase di espletamento delle gare e di risoluzione stragiudiziale delle controversie si sentirà l’esigenza della presenza di soggetti tecnicamente qualificati, super-partes e, nel giurì, anche di rappresentanza delle organizzazioni dei cittadini-fruitori (potrebbe essere la via più naturale per far funzionare una class action).
Non sono, per adesso, colte le tante interconnessioni con la Legge n. 42-2009 sul federalismo fiscale, con il Codice delle Autonomie (in fieri), e con il Ddl sulla riforma della legge di bilancio e della legge finanziaria (attualmente in seconda lettura alla Camera).
Resta, infine, eluso il tema della governance societaria, che non compare neppure nella lista delle deleghe ai decreti attuativi. Eppure, alcune innovazioni apportate dall’ultima riforma del diritto societario potrebbero trovare applicazioni molto utili in un comparto complesso come quello dei Spl, dove la gestione deve contemperare interessi di vari soggetti, volgendoli al meglio. In particolare, il riferimento va al modello di governance cosiddetto duale, che prevede la presenza di un Consiglio di Sorveglianza con funzioni di “filtro” tra L’Assemblea dei Soci e il Consiglio di Gestione .
Alla luce di tutto quanto, la strada per la riorganizzazione dei Spl appare ancora lunga e con tanti snodi giuridici e tecnici da risolvere. Sulla strada segnata dal decreto “Ronchi” bisogna continuare, per dare corpo in tempi rapidi all’impalcatura regolamentare, ovviando anche agli aspetti, non di secondaria importanza, trascurati dallo stesso “Ronchi”.
Nota CERM n. 1-2009, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 06/2009 PDF, 509.0 Kb Sono già disponibili in versione preliminare le nuove proiezioni (il terzo round) di lungo termine della spesa age-related (pensioni, sanità, indennità di disoccupazione, istruzione) elaborate dal Gruppo di Lavoro sull’Invecchiamento della Popolazione (Awg) del Comitato di Politica Economica di Ecofin. In attesa che il lavoro venga ufficialmente diffuso al pubblico, è utile fare un passo indietro, per porsi tre domande che preparano ad una lettura attenta del nuovo report Awg-Ecofin: (1) Quali valori emergerebbero se le precedenti proiezioni Awg, rilasciate nel 2006, fossero tradotte da incidenze sul Pil in rapporti tra grandezze pro-capite?; (2) A quali differenze nella scelta delle ipotesi è riconducibile la significativa differenza che è emersa tra le proiezioni di Awg-2006 sulla sanità e quelle sempre nel 2006 elaborate dall’Ocse?; (3) Se per progettare le riforme di struttura è importante disporre di benchmark che indichino l’ordine di grandezza della crescita tendenziale potenziale della spesa, quali, tra i vari scenari rinvenibili nei lavori del 2006, possono essere giudicati più rispondenti allo scopo? Sono tre domande che, nonostante l’ampio divario nelle forchette di proiezione tra Awg e Ocse, sono sinora rimaste eluse. La Nota cerca di rispondere a queste domande, focalizzando l’attenzione sulle due voci più importanti della spesa pubblica per welfare: la sanità e le pensioni.
Se le proiezioni di lungo termine della spesa pubblica per sanità e pensioni, sviluppate nel 2006 da Awg-Ecofin (nel seguito direttamente “Ecofin”) nel secondo round di lavori del Gruppo di Lavoro sull’Invecchiamento della Popolazione, sono tradotte in termini di flussi di trasferimento di risorse dagli attivi/occupati alle fasce anziane, emerge con chiarezza la necessità di un ripensamento della struttura sia del sistema sanitario che di quello pensionistico.
Portando alle logiche conseguenze lo scenario baseline di Ecofin, risulta che nel 2050 ogni occupato dovrà corrispondere, per finanziare le prestazioni sanitarie e pensionistiche dedicate agli ultrasessantacinquenni, un ammontare pari al 62,3 per cento del Pil pro-capite in Italia, e pari al 51,5 nella media Ue-15. Si tratta di soglie critiche nel funzionamento del pay-as-you-go che oggi finanzia sanità e pensioni. È a queste soglie che ci si riferisce quando, nel dibattito, si sottolinea come lo spostamento di risorse tra persone e generazioni, messo in atto anno per anno dal pay-as-you-go, finirebbe per generare distorsioni nelle scelte di lavoro, investimento e produzione, con conseguenze depressive sull’economia e destabilizzanti per il clima sociale. Ma il baseline Ecofin non riesce a cogliere l’intero potenziale di crescita che la spesa sanitaria potrà far registrare nel medio-lungo termine.
Le proiezioni sanitarie dell’Ocse diffuse nel 2006, partendo da ipotesi demografiche e macroeconomiche sufficientemente allineate ad Ecofin ma distinguendosi per il maggior rilievo dato a fattori extra demografici che incideranno sulla spesa (avanzamento scientifico-tecnologico, pressioni specifiche dal lato della domanda, allargamento del basket di consumo, effetto “Baumol”), descrivono incidenze sul Pil che nel 2050 arrivano addirittura a raddoppiarsi o a più che raddoppiarsi. Se, assieme a quelle delle pensioni, si tiene conto di queste proiezioni sanitarie, allora il peso su ogni occupato è destinato, senza interventi di policy, a superare il 71 per cento del Pil pro-capite in Italia e il 60 in Ue-15. E le proiezioni dell’Ocse non possono esser viste come estremizzate ma, anzi, sono probabilmente quelle più adatte a fornire ordini di grandezza della dinamica potenziale della spesa senza interventi correttivi della policy. A configurare, dunque, le difficoltà che il policy maker si troverà a fronteggiare, senza dare per scontato alcun meccanismo di smorzamento delle pressioni di spesa di cui lo stesso policy maker non sia chiamato espressamente all’assunzione di responsabilità.
Scenari insostenibili, se si pensa che gli avanzi primari di bilancio pubblico necessari a ricondurre/mantenere il debito pubblico sotto il 60 per cento del Pil al 2050 (l’indicatore S1 utilizzato dalla Commissione Europea), o a soddisfare il vincolo di bilancio su un orizzonte infinito (l’indicatore S2), dovrebbero, per compensare la dinamica della spesa, posizionarsi stabilmente su valori compresi tra il 7 e l’11-12 per cento a seconda dei Paesi, così ingessando completamente la politica annuale di bilancio. Dietro requisiti così anomali sugli avanzi dovrebbero esserci o compressioni irrealistiche delle altre voci di spese a carico del bilancio pubblico, oppure un aumento della pressione fiscale e contributiva altrettanto irrealizzabile.
Quali indicazioni generali si possono trarre, dal confronto Ecofin-Ocse e dai numeri presentati, sul piano di politica economica? Sono tre i gruppi di considerazioni più significative:
Innanzi tutto, non deve apparire in nessun modo un attacco al finanziamento a ripartizione in quanto tale, e men che meno al sistema sanitario universale o al welfare system. Sarebbe un errore grave, che impedirebbe di considerare apertamente e senza pregiudizi ideologici le criticità cui sono esposti gli attuali modelli organizzativi del welfare system.
L’attenzione e il dibattito dovrebbero muovere da numeri come quelli presentati nella Nota, per studiare le soluzioni più adatte in un’ottica riformista che abbia come finalità, non già la messa in discussione delle funzioni essenziali ed irrinunciabili degli istituti del welfare system, ma il loro ammodernamento e rafforzamento per gli anni a venire. Diversificazione multipilastro e universalismo selettivo appaio passaggi ineludibili, e il dibattito dovrebbe acquisire e condividere questa necessità, per potersi dedicare ad approfondire i tempi e i modi.
Da ultimo, una indicazione sugli esercizi di proiezione, soprattutto quelli svolti da Istituzioni e Osservatori internazionali. Questi lavori hanno un ruolo fondamentale nell’indirizzare il policy maker sugli snodi più critici, e nell’assisterlo nella formulazione tempestiva di soluzioni che siano all’altezza e percorribili. Sarebbe auspicabile che si adottasse una sorta di “codice di condotta”, con l’impegno a dare la massima trasparenza a tutti gli esercizi di proiezione, corredandoli del dettaglio delle ipotesi sottostanti, e permettendo la replicabilità degli scenari con ipotesi diverse, anche attraverso la dislcosure dei modelli o la disponibilità a sviluppare scenari nuovi su qualificata richiesta. Se così fosse, confronti, elaborazioni e verifiche di coerenza interna potrebbero avvenire in maniera metodica e senza dover ricorrere ad approssimazioni, a vantaggio della comprensione dei fenomeni e della diffusione di consapevolezza.
Su quest’ultimo punto, Ecofin e Ocse potrebbero dare l’esempio. Sarebbe utilissimo incrociare le ipotesi, e verificare quali risultati offrono le proiezioni Ecofin alimentate con le ipotesi Ocse e viceversa. Aiuterebbe a far convergere il dibattito sulle differenze effettivamente rilevanti. Cerm, nel frattempo, si impegna a replicare le elaborazioni contenute in questa Nota anche per la nuova release di proiezioni di Ecofin: sia la rassegna dettagliata delle ipotesi, sia la traduzione del profilo di incidenza sul Pil della spesa sanitaria aggregata in flussi e variazione di flussi di risorse tra cittadini, attivi, occupati e appartenenti a generazioni diverse. In attesa che magari anche l’Ocse rinnovi le sue proiezioni, e che tra due Istituzioni così importanti nel panorama europeo e internazionale si sviluppi un confronto più aperto per la migliore comprensione delle sfide che ci attendono.
Nota CERM n. 2-2008, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 09/2008 PDF, 845.7 Kb I dati EUROSTAT (database online) consentono di confrontare, a parità dei poteri di acquisto, i prezzi alla pompa di benzina e diesel, nella parte industria e in quella fiscale. L’analisi comparativa rivela alcuni dati di fatto inequivocabili. La vera anomalia del mercato dei carburanti per autotrazione italiano risiede nei prezzi industria, che mantengono margini di ricavo troppo elevati lungo tutta la filiera e indipendenti dai cicli del petrolio. Nelle due recenti Segnalazioni del 2007, la AS379 e la AS436, l’Antitrust ha sottolineato le criticità della normativa che regola l’attività di distribuzione al dettaglio. Allo stato attuale e nonostante le riforme negli anni 1998-2001, la distribuzione mantiene forti rendite di posizione e amplifica i problemi di concorrenza a monte, a livello di produzione/raffinazione e stoccaggio/approvvigionamento (la logistica), molti dei quali trascendono le possibilità di intervento del Legislatore nazionale e si configurano come problemi di livello internazionale. Su questo quadro di sfondo, appaiono opportuni interventi di policy coordinati: (1) Alleggerimento dei vincoli amministrativi sull’apertura dei punti vendita e sui comportamenti degli operatori, mantenendo solo quelli necessari a perseguire l’interesse generale; (2) Miglioramento della compatibilità tra la normativa che disciplina la distribuzione dei carburanti e quella relativa alla grande distribuzione organizzata (GDO), che deve poter penetrare maggiormente sul mercato; (3) Rafforzamento di previsioni normative che obblighino le società petrolifere e i titolari dei servizi di logistica (nella maggior parte dei casi de facto coincidenti) a riservare a distributori non verticalmente integrati (la GDO o le cosiddette “pompe bianche”) una quota del prodotto raffinato e della capacità di approvvigionamento (schemi di product/service release); (4) Costituzione di un corpus normativo settoriale chiaro e omogeneo, in sostituzione di quello attuale, troppo frammentato tra Stato, Regioni e Province, e privo di indirizzi unitari su tematiche di interesse nazionale come la concorrenza e la qualità del servizio; (5) Previsione di soluzioni di unbundling, con separazione funzionale e societaria delle fasi in filiera, in alternativa a schemi di product/service release; ciò, in particolare, se dovessero perdurare le difficoltà dei distributori new enter non integrati ad approvvigionarsi a condizioni non discriminatorie. Se a questi snodi non saranno date risposte adeguate, sarà sempre troppo facile lamentarsi del ciclo internazionale del petrolio e del Fisco esoso.
Nota CERM n. 3-2008, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 09/2008 PDF, 321.5 Kb La spesa sanitaria è, all’interno del welfare system, quella che pone i più urgenti problemi di sostenibilità finanziaria. Senza interventi di policy e riforme strutturali, la sua tendenza fisiologica all’aumento di incidenza sul PIL si tradurrà inevitabilmente in restrizioni all’accesso e troncamenti della domanda di prestazioni. Al tema è dedicato il capitolo 2. del Rapporto CERM “La sanità in Italia” (di prossima pubblicazione nei tipi della collana AREL - Il Mulino), che presenta e confronta proiezioni di medio-lungo termine della spesa. Sullo stesso tema ritorna la Nota CERM “Sostenibilità e adeguatezza del modello di welfare”. Entrambi questi lavori sono allegati in calce al presente documento, costituendo parti di un unico progetto. Questa Nota sui fondi aperti di welfare parte dall’esigenza di rinnovare l’assetto di finanziamento della sanità, che non può rimanere integralmente a carico dei redditi da lavoro delle persone attive (la ripartizione o pay as you go), se si vogliono evitare effetti depressivi sull’occupazione, gli investimenti, la produttività, che, oltre che bloccare lo sviluppo economico, si ripercuoterebbero sulla stessa sanità con risorse disponibili sempre più scarse rispetto alle esigenze. È indubbio che l’assetto di finanziamento debba muovere verso il multipillar, affiancando al pay as you go un canale privato a capitalizzazione reale, in grado di valorizzare i risparmi, sostenere gli investimenti produttivi e generare risorse da dedicare alla finalità sanità. Meno chiari e ancora al centro di dibattito sono la strutturazione e il funzionamento concreto del pilastro di finanziamento privato. Questa Nota desidera avanzare una proposta operativa: il fondo aperto a capitalizzazione per il welfare, offrente prestazioni sia pensionistiche che sanitarie, operante attraverso l’accumulazione finanziaria dei contributi su conti individuali degli aderenti, e collegato con coperture assicurative collettive per i rischi sanitari maggiori e la non autosufficienza. Sono numerose la caratteristiche positive che questo strumento potrebbe esprimere, sia rispetto al monopillar pubblico, sia rispetto ad un multipillar in cui la componente privata si sostanziasse esclusivamente o principalmente di coperture di natura assicurativa in senso stretto. Si elencano queste caratteristiche e si sollecita un dibattito aperto e concludente.
Nota CERM n. 1-2008, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 06/2008 PDF, 745.8 Kb È, questa, una Nota sui generis. Si sceglie di allegarvi una recente presentazione a cura di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno. Oltre a riportare dati sulla attuale struttura del welfare system italiano e sulle proiezioni di spesa a medio-lungo termine (all’interno di una comparazione internazionale), le slide hanno una impostazione discorsiva e procedono per argomentazioni, assomigliando molto ad un contributo scritto. In una Europa che invecchia, l’Italia sta invecchiando più di tutti. Se non rinnovato, il modello di welfare elaborato nel secolo scorso rischia di porsi in contrasto con la crescita, che è la fonte più importante di risorse per promuovere il benessere e l’inclusione sociale. Indipendentemente dal fatto che se ne condivida il contenuto, la lettura delle slide può avere il pregio di fornire una base ampia per il dibattito: dalla descrizione del quadro macrofinanziario e occupazionale (con annesso riferimento al cuneo contributivo), alla struttura attuale e proiettata del welfare system, alle sproporzioni “intergenerazionli” che saranno sempre più fonte di effetti depressivi sull’economia, sino alle linee per la policy. Queste ultime sono state identificate per essere il più possibile coerenti con l’analisi delle tendenze da correggere e con la realizzazione di un nuovo equilibrio dinamico tra crescita, creazione delle risorse e loro riallocazione. Anche a costo di individuare guideline che implicano profondi cambiamenti rispetto all’esistente. Perché è importante definire quali debbano essere le nuove caratteristiche “a regime” di un welfare system sostenibile ed adeguato per le generazioni future, anche quando il progetto di rinnovamento debba poi procedere per gradi. Anzi, proprio per questa ragione è tanto più importate “fissare la meta”, per rendervi coerenti le scelte di una legislatura. All’indomani dell’annuncio da parte del Ministro Sacconi di un “Libro Verde” per la riforma del welfare system, le slide qui riprodotte vorrebbero essere un invito aperto a riflettere.
Nota CERM n. 3-2007, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 11/2007 PDF, 468.1 Kb La riforma delle pensioni che ha introdotto il criterio di calcolo contributivo nozionale è già stata compiuta quando, nella sua relazione conclusiva del 1997, la Commissione "Onofri" incita la velocizzazione della sua entrata a regime e il tempestivo ed automatico aggiornamento dei coefficienti di trasformazione del montante nozionale in rendita. La stessa Commissione sollecita lo sviluppo del pilastro privato sia per i lavoratori privati che per i pubblici.
E' utile, a distanza di dieci anni, ripercorerre quel documento: nonostante tanti progressi siano stati compiuti, le maggiori criticità sono rimaste insolute e l’Accordo Governo-Sindacati e il susseguente Ddl farebbero compiere addirittura passi indietro. Eppure, un progetto di riforma (quello contenuto nel Ddl), frutto di un tavolo che ha affrontato contemporaneamente gli interventi sulle pensioni e quelli sul mercato del lavoro, sugli ammortizzatori sociali, sui giovani e sulle donne (famiglia), avrebbe potuto/dovuto essere più coraggioso sui primi per poter proporre di più sui secondi. E sarebbe stata la maniera più costruttiva per il dialogo tra posizioni politiche e Parti Sociali. Non è troppo tardi per parlarne.
Nota CERM n. 2-07, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 05/2007 PDF, 463.0 Kb Continua il dibattito sulla riforma delle pensioni e, contemporaneamente ma senza una visione organica delle varie componenti del welfare system, anche quello sulla riforma degli ammortizzatori del mercato del lavoro, sulla sanità e sulle altre voci di spesa assistenziale (famiglia, maternità, non autosufficienza economica, non autosufficienza psico-fisica, etc.). La Nota suggerisce di compiere un “passo indietro”, per una chiarificazione, condivisa tra parti politiche e sociali, dei diritti che un moderno sistema di welfare deve essere in grado di soddisfare. Ripartire dai principi di base, riscoprendoli, è importante per poter poi scegliere gli strumenti più adatti al loro perseguimento. Da un parte le prestazioni redistributive-assistenziali che, basate su un rapporto tra la comunità nazionale e il singolo, non possono non porre sullo stesso piano tutti i cittadini, egualmente depositari di diritti di cittadinanza. Dall’altra parte le prestazioni pensionistiche e assicurative che, poiché si rivolgono a predefinita platea di contribuenti, devono rispettare una connessione attuarialmente neutra con la storia contributiva, assumendo la configurazione di diritti economici soggettivi. Alla distinzione tra le due sfere dei diritti corrispondono strumenti economici con caratteristiche diverse, scelti alla luce di obiettivi da perseguire e vincoli da rispettare.
Nota CERM n. 1-07, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 01/2007 PDF, 541.2 Kb La Nota argomenta l'importanza che il TFR non venga sottratto allo sviluppo del sistema pensionistico multipilastro. La Finanziaria-2007 rende possibile che parte degli accantonamenti vada al "fondo infrastrutture" gestito dallo Stato in conto tesoreria. Negli ultimi mesi, il dibattito ha visto circolare anche la proposta di destinarli a maggior contribuzione al pilastro pensionistico pubblico. Le due soluzioni sono, in realtà, molto più simili di quanto possa apparire a prima vista ed entrambe "svianti". Se ne spiegano le motivazioni, nel contempo descrivendo sinteticamente i vantaggi micro e macroeconomici della diversificazione tra pilastri. All'indomani della Finanziaria-2007 e in previsione dell'intervento sulle pensioni annunciato dal Governo per quest'anno, l'auspicio è quello di richiamare all'attenzione dell'agenda politica l'urgenza della trasformazione multipilastro.
Nota CERM n. 13-06, di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno 12/2006 PDF, 524.4 Kb La Nota esamina le modalità con cui la Finanziaria-2007 (alla chiusura dei lavori ancora in fase di discussione parlamentare) riduce il cuneo fiscale-contributivo lato impresa (i.e. la differenza tra il costo del lavoratore per l'impresa e la retribuzione lorda dello stesso lavoratore). Questo intervento ha numerosi punti in comune con lo smobilizzo del TFR e le contestuali compensazioni alle imprese. Oltre che riguardare gli stessi soggetti (lavoratore, impresa, Erario) e le stesse funzioni (un nuovo equilibrio nel finanziamento delle prestazioni del welfare system), essi appaiono "soffrire" degli stessi limiti: (a) assenza di visione sistemica e strutturale e (b) mancanza di adeguata riflessione sulla platea di lavoratori cui applicarsi. CERM propone un unico approccio riformista, in grado di operare nella precisa previsione di un nuovo equilibrio verso cui muoversi.
Nota CERM n. 12-06, di Niccolò Persiani 10/2006 PDF, 458.3 Kb
Nota CERM n. 11-06, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 09/2006 PDF, 643.3 Kb
Nota CERM n. 10-06, di Fabio Pammolli, Laura Magazzini e Nicola C. Salerno 08/2006 PDF, 601.3 Kb
Nota CERM n. 9-06, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 07/2006 PDF, 536.5 Kb
Nota CERM n. 8-06, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 06/2006 PDF, 520.9 Kb
Nota CERM n. 7-06, di Fabio Pammolli, Gianluca Papa e Nicola C. Salerno 05/2006 PDF, 949.5 Kb
Nota CERM n. 6-06, di Fabio Pammolli, Laura Magazzini e Nicola C. Salerno 05/2006 PDF, 725.0 Kb
Nota CERM n. 5-06, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 05/2006 PDF, 423.0 Kb
Nota CERM n. 4-06, di Fabio Pammolli, Michele Raitano e Nicola C. Salerno 04/2006 PDF, 624.8 Kb
Nota CERM n. 3-06, di Andrea Giannaccari 03/2006 PDF, 275.6 Kb
Nota CERM n. 2-06, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 02/2006 PDF, 671.2 Kb
Nota CERM 1-06, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 02/2006 PDF, 575.6 Kb
Nota CERM n. 9-05, di Fabio Pammolli, Gianluca Papa e Nicola C. Salerno 12/2005 PDF, 895.0 Kb
Nota CERM n. 8-05, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 10/2005 PDF, 475.4 Kb
Nota CERM n. 7-05, di Fabio Pammolli, Gianluca Papa e Nicola C. Salerno 10/2005 PDF, 419.7 Kb
Nota CERM n. 6-05, di Fabio Pammolli, Gianluca Papa e Nicola C. Salerno 09/2005 PDF, 391.2 Kb
Nota CERM n. 5-05, di Fabio Pammolli, Gianluca Papa e Nicola C. Salerno 09/2005 PDF, 610.9 Kb
Nota CERM n. 4-05, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 06/2005 PDF, 160.1 Kb
Nota CERM n. 3-05, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 05/2005 PDF, 110.5 Kb
Nota CERM n. 2-05, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 05/2005 PDF, 133.9 Kb
Nota CERM n. 1-05, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 04/2005 PDF, 108.1 Kb
Nota CERM n. 11-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 10/2004 PDF, 115.0 Kb
Nota CERM n. 10-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 09/2004 PDF, 102.7 Kb
Nota CERM n. 9-04, di (a cura) Area Riforme Strutturali e Sistema di Welfare 07/2004 PDF, 474.6 Kb
Nota CERM n. 8-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 07/2004 PDF, 202.6 Kb
Nota CERM n. 7-04, di Marianna Madìa, Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 05/2004 PDF, 114.3 Kb
Nota CERM n. 5-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 04/2004 PDF, 452.7 Kb
Nota CERM n. 4-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 04/2004 PDF, 292.8 Kb
Nota CERM n. 3-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 03/2004 PDF, 394.3 Kb
Nota CERM n. 2-04, di Antonio Nicita, Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 02/2004 PDF, 526.2 Kb
Nota CERM n. 1-04, di Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno 01/2004 PDF, 382.3 Kb
Nota CERM n. 6-04, di Antonio Nicita e Fabio Pammolli 10/2003 PDF, 988.7 Kb
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