Luigi Einaudi sulle corporazioni

Gerarchie ed aristocrazie, di operai e di maestri, tendono a credere ad un sofisma tra i più divulgati: che è quello della quantità fissa di lavoro da farsi o di merce da vendere.
La domanda di servigi o di beni viene considerata come un fondo od una torta che si tratti di dividere tra gli interessati. Quanto più cresce il numero degli interessati, tanto più, rimanendo invariata la torta, scema il quoziente di lavoro da fare o il guadagno o salario da percepire per ognuno dei maestri o lavoranti. […]
Di qui la avversione verso qualunque novità o progresso tecnico o commerciale, che faccia temere un aumento nella produzione, una variazione della qualità ed un aumento nell’offerta, a cui sembra necessariamente conseguire, col relativo ribasso dei prezzi, una diminuzione nei guadagni o salari.

La corporazione diventa un organo conservatore, di vecchi metodi e di beni e servigi antiquati. Le iniziative spontanee, le invenzioni industriali, le nuove vie sono negate e debbono necessariamente trovare altro sfogo.

– da Lezioni di politica sociale –
(Giulio Einaudi Editore, 1949, pag. 91)

Scritto da: Luigi Einaudi