Nel 2005 il costo del lavoro -“cdl”- per lavoratore dipendente medio è in Italia (36.011 US$ 2005-PPP) inferiore alla media OCSE (36.205), a quella UE-15 (42.317) e a quella UE-19 (37.325). Anche la retribuzione annua lorda -“ral”- è inferiore: i 27.000 US$ (2005-PPP) dell’Italia si confrontano con gli oltre 30.700 dell’OCSE e gli oltre 34.700 dell’UE. Il cuneo contributivo lato impresa (la differenza tra cdl e ral) è invece superiore in Italia: espresso in percentuale del cdl, il 24,9 italiano si confronta con il 15,2 dell’OCSE, il 17,8 dell’UE-15 e il 18,8 dell’UE-19.
Nel cuneo dell’OCSE rientra solo la contribuzione previdenziale-assicurativa-assistenziale del datore; non vi rientra l’IRAP sul cdl. Condividiamo questa scelta, perché l’IRAP è a tutti gli effetti fiscalità generale e finanzia prestazioni che non si riferiscono alla cerchia del lavoro dipendente [1]. Se si include l’IRAP, il cuneo diviene pari a circa il 28 per cento del cdl (IRAP inclusa), allontanando ancor di più l’Italia dalla media OCSE e UE.
Non è improprio, quindi, sollevare un problema di cdl, ma occorre affrontarlo in maniera corretta. Il basso livello del ral è conseguenza anche dell’effetto negativo che una così alta pressione contributiva ha su ampliamento dimensionale, investimenti e assunzione di personale qualificato.

IL CUNEO NELLA FINANZIARIA-2007
Una riduzione del cuneo dovrebbe, quindi, agire direttamente sulle voci di contribuzione. La Finanziaria-2007 non segue questa linea. La riduzione avviene rendendo deducibili dalla base imponibile IRAP:
i contributi previdenziali-assicurativi-assistenziali a carico del datore;
5 mila o 10 mila Euro per ciascun lavoratore, a seconda della tipologia di impresa.
L’effetto dell’intervento è descritto nella seguente tavola

Si è tenuto conto che i contributi INAIL erano già esclusi dalla base imponibile IRAP, e che la deducibilità non può valere sul contributo datoriale al fondo di garanzia del TFR, già “ipotecato” dalla riforma del TFR in fieri [2].
Così come configurato, l’intervento sul cuneo è insoddisfacente:
non ha copertura strutturale;
tocca una voce che ha natura di fiscalità generale e non è “a pieno titolo” nel cuneo;
 interferisce, senza visione sistemica, con il finanziamento del SSN;
riguarda soltanto il lavoro a tempo indeterminato, escludendo quello a tempo determinato che rimane direttamente esposto al ricorso “improprio” al parasubordinato;
differenzia ex-lege il costo del lavoro per area geografica, laddove le esperienze passate testimoniano la scarsa incisività di questa politica territoriale (distorce la percezione del costo e indebolisce la valutazione della produttività) [3];
è settoriale e genera una discontinuità di politica industriale motivata solo da ragioni di cassa e dall’insufficiente apertura al mercato di alcuni settori [4].

LO SMOBILIZZO DEL TFR
In parallelo, lo smobilizzo del TFR si scontra con problemi analoghi:
mancanza di copertura strutturale per le compensazioni alle imprese;
ricorso ad esoneri contributivi che intaccano finanziamenti a prestazioni pubbliche che, al contrario, andrebbero incrementate sia in quantità sia in qualità [5];
riferimento a tutti i lavoratori, laddove una focalizzazione sui meno anziani rispecchierebbe le diverse esigenze delle generazioni e aumenterebbe la fattibilità della riforma.
Nelle stime di CERM, il costo di integrale smobilizzo dei flussi di TFR, al netto della deducibilità ordinaria IRES degli oneri finanziari e dell’esonero dal contributo al fondo di garanzia del TFR [2], raggiunge un upper bound di 1,6-1,7 punti percentuali di ral, rimanendone ben al di sotto, 0,4 punti percentuali, se si considerano i livelli correnti di durata di carriera del lavoratore presso uno stesso datore e di tasso di interesse bancario. Sono questi gli ordini di grandezza da tener presente per avanzare alternative migliori.

LA RIDUZIONE DEL CUNEO, STRUMENTO DI UN NUOVO EQUILIBRIO
CERM propone di sostituire la manovra sul cuneo lato impresa con una decontribuzione previdenziale (all’INPS) a favore del datore pari a 4 punti percentuali di ral che, al netto dell’effetto IRES, divengono circa 2,7 punti percentuali:

La decontribuzione dovrebbe:
riguardare tutti i lavoratori dipendenti, a tempo indeterminato e determinato e senza distinzione geografica, rientranti nel criterio di calcolo contributivo nozionale o di transizione della pensione pubblica;
avere effetto sull’ammontare degli assegni pensionistici in maturazione;
rimanere vincolata allo smobilizzo del TFR;
sostituire, inglobandole, le compensazioni alle imprese, che così avrebbero incentivo a rinunciare al TFR per una riduzione del cdl che più che compensa il costo di smobilizzo.

LA FOCALIZZAZIONE SUI LAVORATORI MENO ANZIANI
La proposta di focalizzare il duplice intervento (cuneo&TFR) sui lavoratori meno anziani risponde all’esigenza di massimizzarne l’efficacia sotto il vincolo di cassa del bilancio pubblico. Tale esigenza collima con ragioni di natura sostanziale; sono questi i lavoratori:
che avranno maggiormente bisogno di integrare la pensione pubblica;
oggi al centro delle dinamiche occupazionali sia di primo ingresso sia di ricollocazione.
Per i lavoratori rientranti per intero nel vecchio criterio di calcolo retributivo della pensione, che oggi hanno oggi una anzianità contributiva pari o superiore a 30 anni:
le vecchie “generose” pensioni pubbliche non pongono un vero problema di integrazione;
di conseguenza, è di molto minor rilievo lo smobilizzo del TFR; chi tra i lavoratori anziani (oltre 30 anni di contributi, oltre 50-55 anni di età) può realisticamente volerlo destinare ai pilastri privati?;
i problemi di dinamica lavorativa e (re)inserimento hanno natura diversa rispetto a quelli delle coorti più giovani, ed è anche opinabile che un lavoratore con più di 50-55 anni possa essere riassunto o cambiare lavoro grazie all’intervento sul cuneo.
Così facendo, si valorizzerebbe il cuneo come strumento selettivo per favorire l’occupabilità dei new enter e dei lavoratori giovani / meno anziani e, nel contempo, lo smobilizzo del loro TFR [6].

VANTAGGI PER IL LAVORATORE
I lavoratori dipendenti dovrebbero sì rinunciare ad una quota di pensione pubblica, ma in cambio di vantaggi in grado di più che compensare:
tassi di rendimento del capitale previdenziale superiori a quello di rivalutazione ex-lege del TFR [7];
agevolazioni fiscali per i pilastri pensionistici privati, la cui riforma (annunciata dal Governo per il 2007) dovrebbe essere parte integrante del programma di riduzione del cuneo e di smobilizzo del TFR.
Su quest’ultimo punto CERM suggerisce alcune modifiche all’attuale fiscalità:
progressiva adozione di uno schema di tipo EET [8];
detraibilità dei contributi (diversi dal TFR) in luogo dell’attuale deducibilità [9];
imposizione progressiva delle pensioni private in luogo dell’attuale aliquota flat [10];
imposizione separata del capitale una tantum in luogo dell’attuale aliquota flat [10];
equiparazione del trattamento fiscale del TFR a quello dei titoli di Stato [11];
differenziazione del trattamento fiscale di secondo e terzo pilastro [12];
moderata progressività nell’imposizione dei rendimenti annuali [13].


CONCLUSIONI
La proposta di CERM soddisfa diversi requisiti, alcuni dei quali punti dell’agenda dichiarata di policy:
valenza strutturale delle modifiche sia nei flussi di entrata nel bilancio pubblico sia nelle funzioni che quei flussi finanziano;
riduzione del cuneo del datore di lavoro mediante decontribuzione previdenziale, agendo su una voce di costo che è cuneo “a pieno titolo”;
coerenza tra la decontribuzione previdenziale con effetto sugli assegni pensionistici e la necessità di ridurre la spesa pensionistica per diversificare la spesa pubblica per welfare;
coerenza tra la compensazione del costo di smobilizzo del TFR attraverso decontribuzione previdenziale e la necessità di non indebolire i finanziamenti alle prestazioni assicurative e assistenziali, che al contrario andrebbero rafforzati;
piena valorizzazione del TFR nei programmi di investimento previdenziale;
omogeneità di trattamento delle imprese;
omogeneità di trattamento di lavoratori dipendenti.
Nell’immediato, la proposta può richiedere uno sforzo finanziario non superiore a quello previsto in Finanziaria-2007. Oltre che dalla riforma dell’imposizione del risparmio previdenziale e del TFR [14], le compatibilità di cassa possono essere sostenute scegliendo di aumentare la focalizzazione, con l’esclusione dall’intervento (cuneo&TFR) anche dei lavoratori più anziani ricadenti nel criterio di calcolo di transizione della pensione pubblica, che condividono con quelli rientranti per intero nel vecchio retributivo alcune caratteristiche salienti: tasso di rimpiazzo (prima pensione / ultima retribuzione) elevato, situazione occupazionale oramai stabilizzata, bassa propensione a smobilizzare il TFR verso i pilastri privati [5].
Anzi, per questa via si potrebbe aprire da subito l’opportunità di estendere l’intervento a tutti i settori. La chiusura al mercato di alcuni settori e l’incompleta regolazione delle utilities non deve essere giustificazione per applicare “a macchia di leopardo” riforme strutturali improcrastinabili; semmai, le maggiori difficoltà a compiere riforme ad ampio respiro derivanti da specifiche condizioni settoriali dovrebbero essere di stimolo ad affrettare le riforme pro-concorrenziali e modernizzatrici in quegli stessi settori.

Nel tempo, mano a mano che gli effetti positivi micro e macroeconomici della trasformazione multipilastro del sistema pensionistico e della razionalizzazione del sistema impositivo si manifesteranno, sarà possibile valutare la praticabilità (sul piano finanziario e sociale) di altri interventi sui vari comparti della spesa pubblica e sul costo del lavoro. Per adesso, l’importante è “cominciare bene”, riconoscendo che le riduzioni del cuneo “non sono tutte uguali”.

Note :
[1] È la principale fonte di finanziamento del SSN.
[2] L’esonero dal contributo è tra le compensazioni previste per le imprese. Si ipotizza che soltanto la parte del contributo che si riferisce direttamente al rischio di mancato pagamento del TFR (0,15% del ral) non sia deducibile perché già esonerato. L’altra parte, lo 0,05 che copre i rischi di mancato pagamento di altri crediti del lavoratore verso il datore, non può, a nostro giudizio, essere utilizzato a compensazione dei costi di smobilizzo, e resta deducibile dalla base imponibile IRAP. Cfr. Nota CERM n. 13-06.
[3] Servirebbe agire sui nodi strutturali che ancora mantengono alto e sperequato il costo di accesso agli altri fattori produttivi. Di primaria importanza restano le politiche per l’efficienza degli Enti Locali, in assenza delle quali la fiscalità locale, tra cui rientra la maggiorazione dell’aliquota IRAP, è a rischio di essere utilizzata come extrema ratio che può annullare l’effetto delle riduzioni della fiscalità nazionale (ivi compresa la riduzione del cuneo).
[4] Sono esclusi bancario, assicurativo, finanziario e delle utilities tariffate. Il limitato livello concorrenziale rischierebbe di tradurre direttamente in extraprofitti la riduzione del cuneo, senza ricadute positive in termini di investimenti e occupazione. Non si può non notare come la difficoltà ad attuare politiche pro-concorrenziali sia all’origine sia della differenziazione geografica (cfr. precedente nota [3]) sia di quella settoriale.
[5] Le prestazioni della Gestione Prestazioni Temporanee dell’INPS per famiglia, maternità, malattia, disoccupazione, etc.
[6] Si privilegerebbe l’effetto “marginale” sulle scelte delle imprese in termini di nuova occupazione e di turnover dell’occupazione; piuttosto che l’effetto “sullo stock” degli anziani già occupati, che riduce anch’esso i costi del lavoro ma con effetti dinamici meno virtuosi.
[7] Sugli orizzonti temporali propri della previdenza, i confronti tra rendimenti netti evidenziano in maniera marcata l’inefficienza del TFR. Cfr. presentazione del Prof. Mauro Marè al convengo Mefop in data 4 Dicembre 2006: http://www.mefop.it/articolo.php?id=1011, slide nn. 27-29. Cfr. anche “Relazione Annuale COVIP – 2005” (pagg. 164-169), “Relazione Annuale COVIP – 2004” (pagg. 85-98 e 199-204; in particolare la sezione sui rendimenti pluriennali) e “Relazione Annuale COVIP – 2003” (pagg. 130-135).
[8] Esenzione-esenzione-tassazione rispettivamente nelle fasi di contribuzione, accumulazione e godimento dei benefici.
[9] Per rafforzare gli incentivi per le più ampie platee dei redditi medio bassi. E’ un punto di policy a più riprese suggerito anche dall’OCSE.
[10] Al netto dei rendimenti già tassati.
[11] E successivamente al trattamento omogeneo dei redditi da capitale se si realizzasse la riforma cosiddetta “Visco”. Cfr.Cuneo, pensioni, smobilizzo del TFR e compensazioni” su www.cermlab.it .
[12] Cfr. Nota CERM n. 5-04.
[13] Con uno scaglionamento di aliquote, tutte agevolate rispetto alla imposizione normale dei redditi da capitale, ma con una moderata progressività che aiuti a bilanciare l’obiettivo dell’incentivazione degli investimenti previdenziali con quello della minimizzazione della tax expenditure. Cfr. Nota CERM n. 5-04.
[14] La riforma della fiscalità dei pilastri privati, secondo le linee sinteticamente descritte, riveste un ruolo fondamentale anche ai fini della tutela dell’adeguatezza delle pensioni per i lavoratori con carriere flessibili e discontinue. Cfr.Fiscalità della previdenza privata e adeguatezza delle pensioni”, tra gli OpEd su www.cermlab.it .

Scritto da: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno