Le imprese e il finanziamento del pilastro previdenziale privato – Una quantificazione dei costi di smobilizzo del TFR con l’ausilio del prestito agevolato

La Nota propone una valutazione dell’intervento progettato per agevolare lo smobilizzo del TFR e la sua contestuale devoluzione al pilastro previdenziale privato (combinato disposto dello schema di Testo Unico della Previdenza Complementare e del Decreto Legge n. 203/2005).

La misura delle agevolazioni si mostra congrua a compensare gli oneri nascenti per le imprese. Tale giudizio è “robusto” all’analisi di sensitività svolta sulla lunghezza della carriera lavorativa presso lo stesso datore, sul tasso di sconto e sul tasso di crescita delle retribuzioni. Soltanto per carriere al disopra dei 15 anni, emerge un cuneo a carico delle imprese che rimane, però, circoscritto a uno o due decimi di punto percentuale di retribuzione annua lorda.

Parametro più critico è invece il tasso di interesse praticato sul prestito agevolato, come da protocollo di intesa  tra  ABI  e  Ministero  del  Lavoro.  L’analisi  di  sensitività  su  questo  parametro  permette  di rappresentare o scenari in cui l’evoluzione futura dell’Euribor e le ricontrattazioni delle condizioni del prestito potranno tradursi in tassi diversi da quello  attuale (4,2 per  cento), o  scenari riguardanti le imprese che, per motivi diversi, non sono comprese (o non lo diverranno/saranno in futuro) nel dettato del protocollo di intesa.

La natura pro-tempore del fondo di garanzia pubblico sui presti agevolati, la necessità di rifinanziamenti a scadenza con possibili ridiscussione delle condizioni contrattuali, il riferimento, anche in presenza di accordi e di finanziamenti di più lunga durata, ad un tasso di interesse normalmente più variabile di quello di rivalutazione del TFR, sono elementi che dovrebbero far riflettere sulla opportunità/necessità di dare basi più solide e strutturali al pilastro privato, certe in tutti gli aspetti, sin dal presente. Si  propone  alla  discussione  la  riformulazione  della  contrattazione  del  costo  del  lavoro  che, endogenizzando costi e benefici dell’assetto multipilastro verso cui ci si vuol dirigere, ricerchi un nuovo equilibrio,  utilizzando  anche  il  versamento  diretto  del  datore  di  lavoro  al  pilastro  privato,  tra retribuzione immediata per il lavoratore,  costo totale netto per il datore  e  ammontare delle risorse annualmente destinate alla creazione della pensione, nel complesso del pilastro pubblico e di quello privato. Una impostazione di questo tipo avrebbe dei pregi, che sinteticamente si descrivono.

Scritto da: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno