L’Anno Nuovo rinnova sempre speranze

V è il venditore di almanacchi
P è il passeggere

V: Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
P: Almanacchi per l’anno nuovo?
V: Si signore
P: Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
V: Oh illustrissimo si, certo
P: Come quest’anno passato?
V: Più più assai
[…]
P: Oh che vita vorreste voi dunque?
V: Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti
P: Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
V: Appunto
P: Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
V: Speriamo

– da Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere (in "Operette Morali", 1824-1826) –

Scritto da: Giacomo Leopardi