ed. Il Sole 24 Ore; pp. 336
Secondo l’OCSE, nei prossimi decenni la spesa
sanitaria pubblica dei Paesi industrializzati potrebbe
raddoppiare rispetto ai livelli attuali. Oltre
all’invecchiamento della popolazione, svolgono un ruolo
determinante le innovazioni tecnologiche e la crescente
consapevolezza da parte delle persone riguardo le possibilità
offerte dalla medicina nel campo della prevenzione e delle terapie.
Si afferma la tendenza a prescrivere, anche per le sintomatologie più
comuni, cure e accertamenti diagnostici ad alto contenuto tecnologico
– certamente efficaci, ma notevolmente costosi – che prima erano
riservati solo a patologie molto gravi e non frequenti.
In Italia, come nella maggior parte dei Paesi europei, il problema
della crescita della spesa è stato affrontato dalle pubbliche autorità
principalmente ponendo dei tetti alle risorse disponibili, ossia in sostanza
attraverso il razionamento. Questa politica, pur per certi aspetti inevitabile,
ha dei limiti e crea insoddisfazione crescente. Essa tende a manifestarsi in
lunghe liste di attesa, soprattutto nella diagnostica e nelle visite specialistiche.
La ricerca che qui si presenta è stata promossa dall’ANIA (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici) con l’ambizione di offrire spunti di riflessione in materia. Muove dalla convinzione che, per salvaguardare il principio universalistico su cui è fondato il nostro sistema sanitario, occorra predisporre adeguati strumenti di regolazione della domanda e dell’offerta di prestazioni sanitarie, e favorire forme di partnership pubblico-privato sotto il profilo sia dell’erogazione dei servizi sia del loro finanziamento.
Il CERM ha collaborato al volume con il secondo capitolo della Parte IV "
I livelli essenziali di assistenza, la regolazione e la riforma multipilastro", di Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno e Giuseppe Turchetti.