Incentivazione della previdenza privata e contenimento della tax expenditure

A oltre 10 anni di distanza dal decreto legislativo che li ha istituiti (D. Lgs. n. 124/93), i fondi pensione italiani non hanno ancora fatto registrare quel grado di diffusione e sviluppo necessario per trasformare il sistema pensionistico italiano in uno multipilastro. Al di là del quadro normativo non ancora completo e organico cui la delega previdenziale attualmente all’esame del Senato tenta di porre rimedio, per i lavoratori dipendenti il principale fattore ostativo è l’alto livello di risparmio previdenziale obbligatorio: se si sommano l’aliquota di contribuzione al pilastro pubblico e l’aliquota di accantonamento al TFR, annualmente un importo pari ad oltre il 40% della retribuzione lorda viene destinato a risparmio previdenziale.

Lo sviluppo di un sistema multipilastro non può non dipendere, quindi, anche dal riutilizzo/reindirizzo di queste risorse. Proprio in questa fase diventa rilevante il disegno degli incentivi fiscali alla previdenza privata: da un lato per stimolare, anche attraverso il silenzio- assenso previsto nella delega, l’afflusso ai fondi pensione degli accantonamenti al TFR, dall’altro per stimolare e premiare gli investimenti previdenziali volontari effettuati a fronte di ragionevoli diminuzioni della copertura del pilastro pubblico (sia dal lato contributivo che da quello dei benefici, un passaggio che la delega non ancora affronta).

Quest’ultimo aspetto risulta rilevante anche per i lavoratori autonomi per i quali, se non si pone il problema della nuova destinazione del TFR (non è un istituto che li riguarda) e della diminuzione della copertura del pilastro pubblico (l’aliquota di contribuzione è inferiore di circa 13 punti percentuali), sicuramente permane l’obiettivo di stimolare e premiare gli investimenti previdenziali volontari in grado di innalzare il tasso di sostituzione tra pensione e ultima retribuzione.

Il disegno degli incentivi fiscali ricopre, quindi, un ruolo guida per la trasformazione del sistema pensionistico, nel rispetto delle scelte individuali e dei principi dell’economia di mercato. Un elemento estremamente importante in tale disegno è il bilanciamento tra la portata e l’efficacia delle agevolazioni e la necessità di moderare e controllare la tax expenditure che ne deriva. Da questo punto di vista, l’attuale normativa italiana appare poco articolata. In particolare, si ritiene che i seguenti tre argomenti meritino riflessioni più approfondite, in vista dell’impegno formulato nella delega allo sviluppo dei fondi pensione sia nel comparto del lavoro dipendente (privato e pubblico) che in quello del lavoro autonomo.

Scritto da: Fabio Pammolli e Nicola C. Salerno