Il Giappone alla fine della lost decade alle prese con la ricostruzione

Le stime sulle ripercussioni economiche dirette provocate dal terremoto dell’11 marzo in Giappone oscillano tra un minimo di 122 e un massimo di 350 miliardi di dollari; in ogni caso si tratta del disastro naturale più costoso degli ultimi sessanta anni, senza considerare l’impatto della crisi nucleare. Il terremoto ha colpito il Giappone in una fase complessa, ricca di elementi la cui evoluzione avrebbe potuto rilanciare il paese, o in alternativa, prolungare la “lost decade”. Dopo la forte flessione del Pil registrata durante il biennio di recessione il Giappone nel 2010 ha registrato la maggiore crescita degli ultimi venti anni; nonostante ciò ha ceduto alla Cina la seconda posizione al Mondo per ammontare del prodotto complessivo. Il Giappone può contare oggi su un sistema bancario complessivamente risanato. I tradizionali indicatori di profittabilità continuano a posizionarsi su livelli modesti ma l’incidenza dei prestiti non performing risulta da 8 anni in continuo ridimensionamento. L’impatto immediato del terremoto e dello tsunami dovrebbe risultare limitato, considerato che l’esposizione creditizia verso le aree più colpite è a livello di sistema inferiore al 4% del totale.

Scritto da: di Silvano Carletti e Simona Costagli (Servizio Studi Bnl - Bnp Paribas)