Il Caso latti per l’infanzia – Commenti a margine del Provvedimento n. 14775 del 12 Ottobre 2005 dell’AGCM

Con la decisione in epigrafe l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha concluso l’istruttoria relativa al cosiddetto ‘caro latte (per l’infanzia)’, rilevando l’esistenza di comportamenti collusivi tra i principali produttori di alimenti per neonati: l’attenzione dell’authority si è infatti appuntata sulle ragioni che favoriscono, nel quadrante italiano, l’alterazione delle normali dinamiche di mercato, con definizione di prezzi a livelli assai superiori rispetto agli omologhi prodotti europei. La decisione, sfociata nella censura delle pratiche concordate e nell’irrogazione di rilevanti sanzioni (complessivamente pari a circa dieci milioni di Euro), offre il destro per abbozzare alcune considerazioni a margine, non senza una qualche cautela, anche sull’operato dell’Autorità.

Un breve richiamo alla vicenda è utile per inquadrare il problema. Tutto inizia nel maggio del 2003, a seguito delle denunce presentate all’AGCM da parte di alcuni consumatori, i quali lamentavano l’eccessività dei prezzi dei latti per l’infanzia commercializzati in Italia rispetto a quelli applicati negli altri paesi europei. Dopo circa un anno, e a seguito di un’indagine preliminare, l’Autorità avviava l’istruttoria – nei confronti di quindici società – nel tentativo di dimostrare che il livello dei prezzi era sostanzialmente ascrivibile ad una condotta concertata tra le parti.

Scritto da: Andrea Giannaccari