Invecchiamento della popolazione, crisi delle nascite e sostenibilità del welfare

Gli indicatori demografici del 2017 pubblicati dall’ISTAT nel febbraio scorso evidenziano ancora una volta un saldo naturale negativo della popolazione italiana. “Il saldo naturale registra nel 2017 il suo peggior risultato storico (-183mila), oltrepassando di 21mila unità il precedente record negativo registrato nel 2015 (-162mila). Nel confronto tra questi due anni emerge che a incidere negativamente sulla dinamica naturale è l’ulteriore riduzione delle nascite (464mila nel 2017 contro 486mila nel 2015) mentre il numero dei decessi è pressoché analogo (647mila contro 648mila).” Di seguito una rassegna di alcuni articoli che analizzano la relazione tra demografia e sostenibilità del welfare.

Quali effetti sulla crescita economica?

La struttura della popolazione in Italia è caratterizzata da un’elevata quota di over 65. “Population structure and ageing” Dalle statistiche Eurostat emerge che tra i paesi Europei l’Italia, con il 22%, ha la quota maggiore di popolazione nella classe 65+. Tra il 2006 e il 2016 ha avuto un incremento inferiore alla crescita media eu28 (2.5% contro 2.1% dell’Italia). Le proiezioni Istat nello scenario mediano stimano che nel 2050 la percentuale della popolazione 65+ raggiungerà il 40%.

Scomposizione della descrescita PIL Pro-capite
Nel working paper NBER “The Effect of Population Aging on Economic Growth, the Labor Force and Productivity” si stima che in USA un incremento del 10% della popolazione 60+ porti a una diminuzione della crescita del PIL procapite del 5.5%. Si stima che questa diminuzione è decomposta in 3.7% da perdita di produttività (pil/lavoratore) e 1.7% da perdita di lavoro (tasso di occupazione). La perdita di produttività, dovuta anche all’invecchiamento, si può prevenire con investimenti in capitale umano e pratiche che incoraggino l’occupazione in tarda età.

Alcune possibili soluzioni

The future of the European welfare states: the intriguing role of demography?” Nel paper si analizza la non sostenibilità del sistema di welfare in Europa. Le politiche efficaci, ossia l’aumento età pensionabile e l’incremento dell’occupazione straniera sono invise alle forze politiche e gran parte dell’elettorato.

Di recente è stato pubblicato un paper NBER “Can Financial Incentives Reduce the Baby Gap? Evidence from a Reform in Maternity Leave Benefits“, in cui su analizza l’esperienza tedesca di incentivazione della fertilità delle donne ad alto reddito per colmare il gap di fertilità rispetto alle donne con basso reddito.

Ancora un altro paper “Is the Funding of Public National Health Systems Sustainable over the Long Term? Evidence from Eight OECD Countries“, in cui evidenzia che le politiche in sanità dovranno porre l’accento sul rimborso basato sui risultati. È inoltre necessario stabilire priorità basate su regole di efficienza e attuare innovazioni organizzative al fine di garantire accessibilità e sostenibilità.

Si segnala infine questo recente libro “Sustainable Health and Long-Term Care Solutions for an Aging Population” che affronta la difficoltà della sostenibilità dei sistemi sanitari universali e il finanziamento del Long term Care in prospettiva dell’invecchiamento della popolazione, proponendo soluzioni integrate di partnership tra pubblico e privato.