04-2008 – Mezzogiorno d’Italia – Primo baedeker dello sviluppo territoriale e regionale

Questo documento inaugura una nuova serie CERM dedicata all’analisi delle statistiche più significative per analizzare lo sviluppo territoriale e regionale in Italia.
La nuova serie si propone di elaborare e selezionare gruppi ristretti e significativi di statistiche che permettano di avere un quadro di insieme delle dinamiche di macroaree, Regioni, Enti Locali, oppure di fare il punto su uno specifico aspetto dell’economia e della società nelle diverse aree geografiche (infrastrutturazione, capitale umano, flussi migratori e integrazione, posizionamento nell’export, finanza pubblica, servizi e prestazioni sociali, efficienza della PA, etc.).
L’obiettivo è quello di una “guida rapida” per focalizzare gli aspetti salienti e determinanti e i loro cambiamenti. In questa prospettiva, i baedeker intendono essere anche degli osservatorî, di facile fruibilità, degli effetti delle riforme sulle dinamiche e sulle perfomance dei sistemi socio-economici delle diverse aree del Paese.
Il riferimento va non solo alla riforma federalista in fieri, ma anche alle riforme strutturali Paese (mercati, lavoro, welfare, istruzione, PA e servizi pubblici locali, etc.).
L’organizzazione dei documenti è pensata di conseguenza: pochi capitoli agili nel contenuto e nella forma; ciascun capitolo che si chiude con un main point; i main point, ripresentati anche nel sommario iniziale, che condensano l’informazione più utile per le valutazioni di policy.

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Il primo baedeker è dedicato alla condizione del Mezzogiorno d’Italia. Alla vigilia della riforma federalista, avere chiara la percezione del divario territoriale tra il Mezzogiorno e le altre aree del Paese è doppiamente importante: per comprendere le potenzialità della svolta federalista, dopo i risultati fallimentari della lunga fase degli interventi straordinari e della più recente Nuova Programmazione Regionale; ma anche per poter considerare le condizioni di contesto in cui la svolta si deve compiere, e i vincoli che ne conseguono .

Su questa linea, i primi due capitoli del baedeker ripercorrono i dati fondamentali dell’economia del Mezzogiorno in rapporto alle performance del Nord, del Centro e dell’Europa: PIL, PIL pro-capite, produttività a livello aggregato e produttività nelle imprese.
Il terzo e il quarto capitolo contengono dati di sintesi del mercato del lavoro, sempre in prospettiva di comparazione territoriale: tassi di partecipazione, disoccupazione e occupazione; tassi di irregolarità contrattuale; costo del lavoro e retribuzioni lorde.
Il quinto capitolo è dedicato al capitale umano, sia livelli che differenziali rispetto al Centro-Nord: persone con laurea; livello di istruzione degli occupati; attese retributive, salario di riserva e tasso di occupazione dei laureati; mismatching tra offerta e domanda di lavoro.
Il sesto capitolo riporta gli elementi più rilevanti dello scenario demografico, sia a livello Paese che per area geografica, con le nuove emigrazioni dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord.
Il settimo capitolo porta all’attenzione alcuni indicatori di dotazione infrastrutturale e di diffusione dell’innovazione e della conoscenza, mantenendo la prospettiva di comparazione rispetto al Centro-Nord e, laddove possibile, all’Europa.
L’ottavo capitolo introduce una dimensione diversa e , per molti versi, innovativa nel dibattito sul Mezzogiorno: i “Mezzogiorno”, ovvero l’eterogenità provinciale interna alle Regioni, che non solo risulta altrettanto ampia che al Centro-Nord, ma getta luce su realtà locali che negli ultimi anni sono riuscite a imboccare concreti percorsi di sviluppo.

Dal baedeker emerge, come si riepiloga nel capitolo nono, una realtà difficile, con il Mezzogiorno staccato sia dal resto del Paese che dall’Europa, e con l’evidenza del fallimento delle politiche di sviluppo e convergenza sinora promosse. Ma su un quadro di sfondo di segno negativo, negli anni più recenti è cresciuta la variabilità dei sentieri di sviluppo delle diverse aree territoriali del Mezzogiorno. Su questa capacità di differenziazione dovrebbe tentare di far leva il rinnovamento delle politiche economiche e degli strumenti operativi per lo sviluppo. Si dovrebbe cercare di far sì che questa stessa capacità di differenziazione trovi nel federalismo un denotare in positivo.

Ogni capitolo si chiude con un main point che ne condensa l’informazione più utile per le valutazioni di policy.

Il Rapporto è realizzato grazie anche al contributo della “Fondazione Monte dei Paschi di Siena”

Scritto da: Roberto Cicciomessere, Fabio Pammolli, Nicola C. Salerno